Archive for proprietà della canapa

Cannabinoidi efficaci come i trattamenti farmaceutici per gli attacchi di emicrania

Efficacia dei cannabinoidi contro l’emicrania: uno studio italiano presentato al Congresso 2017 dell’Accademia Europea di Neurologia

Olio di CBD, attenzione ai costi nascosti

Farmagalenica ha già divulgato tempo fa, mediante questo articolo, la possibilità di acquistare LEGALMENTE olio di cannabis terapeutica (in particolare olio di CBD, cannabidiolo), attraverso alcune farmacie Italiane di Farmagalenica, che lo preparano nel Laboratorio Galenico utilizzano l’unica varietà legale di cannabis ad alto contenuto in CBD, il Bedrolite.

In particolare, con il Bedrolite (contenente < 1% THC e 9% CBD) possono essere preparati (a titolo di esempio):

  • cartine per vaporizzazione o tisana
  • capsule con cannabis micronizzata per tisana
  • cannabis olive oil (in olio di oliva), soluzione oleosa
  • estratti FECO (Full Extract Cannabis Oil) ad alta % di CBD

Su Internet è possibile acquistare estratti di cannabis a diverse percentuali di CBD (cannabidiolo), dal 10%, al 20%, 30%, 40%, eccetera.
Fatto il doveroso chiarimento che questi prodotti con solo CBD sono comunque illegali sul territorio italiano, essi sono usati (a volte prescritti!) per patologie nei bambini, anziani e anche animali (cannabis uso veterinario), dove il Medico calcola il contenuto di CBD (es. in base al peso corporeo del paziente) e somministra la dose.

Per fare un esempio: immaginiamo una paziente di nome Laura, affetta da epilessia, e che il Medico calcoli dover assumere 200mg di CBD (puro) 2 volte al giorno, cioè 400mg di CBD (puro) al giorno.
Il paziente acquista su Internet una resina composta da un tubo da 15 grammi al 30% di olio di CBD e cioè (come insegna la matematica) che contiene 300mg di CBD ogni 1000mg (1 g) di prodotto.
In questo caso, dunque, il paziente dovrà assumere circa 1,33 grammi al giorno e la terapia durerà (con i 15 grammi del tubo) circa 11 giorni.

ATTENZIONE: nell’analisi che segue NON verranno fatti nomi di marchi o riferimenti a specifici estratti a base di CBD. E’ lasciato all’intelligenza e capacità del lettore comprendere i concetti esposti.

Prima di procedere è necessario fare un chiarimento chimico: nella cannabis i cannabinoidi sono presenti in forma “acida” che, solitamente mediante riscaldamento (o altri passaggi), vengono convertiti in una forma detta decarbossilata o (impropriamente, ma semplicisticamente) “attiva”.
La forma acida del cannabidiolo è rappresentata dalla sigla CBDa.
La forma “attiva” del cannabidiolo è rappresentata dalla sigla CBD.
Riassumendo, il cannabidiolo è presente nella cannabis come CBDa che con la decarbossilazione viene convertito in CBD.
Per questo, quando si parla di CBD contenuto in questi estratti o prodotti, si intende sempre e solo la forma “attiva” (o meglio) decarbossilata e NON il CBDa.

L’immagine che segue serve a far capire l’importanza terapeutica potenziale che ha il CBD rispetto al CBDa.

Si capisce l'importanza di avere un olio di CBD e non un olio di CBDa?

Si capisce l’importanza di avere un olio di CBD e non un olio di CBDa?

Disclaimer: nella disamina che segue, i produttori di resine/oli non hanno alcuna colpa, dato che scrivono ovunque sulla confezione che non si tratta di farmaci, che non sono prodotti destinati alla cura di patologie e che si tratta di supplementi alimentari.
Un noto prodotto a base di resina o olio di CBD al 30%, si presenta come siringa da 15ml preriempita al costo di 500€ e, nella confezione esterna, riporta:

Attenzione alle scritte in piccolo e alle "a"

Attenzione alle scritte in piccolo e alle “a”

L’attenzione è da porre al testo traslucido scritto in piccolo:

  • CBDa & CBD
  • not heated / not decarboxylated (non scaldato / non decarbossilato).

Sulla confezione del prodotto a base di CBD al 30% è presente un’etichetta che chiarisce il contenuto in 0,5 grammi di resina: 150mg di MISCELA di CBDa + CBD.

L'importanza di saper "leggere" una etichetta

L’importanza di saper “leggere” una etichetta. Notare l’indicazione della freccia nera

Andando sul sito del produttore, si scopre che la composizione del 30% di CBD è composta da 20-26% CBDA e 4-8%CBD.
Questo significa che, nella migliore delle ipotesi, il contenuto REALE di CBD, ossia la forma “attiva” e che solitamente interessa al Medico/Paziente è dell’8%, ossia 80mg di CBD “attivo” in 1 grammo.
Il paziente Laura dell’esempio dovrà quindi assumere non 1,33 grammi al giorno di prodotto per ottenere i 400mg di CBD, ma 5 (CINQUE) grammi e con il tubo da 15 grammi, la terapia per Laura durerebbe 3 giorni.
Detto in altre parole, se Laura assumesse 1,33 grammi al giorno e dicesse: “Sto assumendo 300mg di CBD al giorno”, direbbe una cosa sbagliata! Dovrebbe dire “Sto assumendo (nella migliore delle ipotesi) 104mg di CBD al giorno e 286mg di CBDA al giorno”.

In alcune farmacie di Farmagalenica, è possibile ottenere resine di CBD ottenute da Bedrolite al 40/45% di CBD… e SOLO CBD, non CBDa (se non in percentuali bassissime, massimo 5%), al costo medio di 150€ al grammo.
Cosa differenzia dunque una resina di CBD galenica preparato in una Farmacia partendo da cannabis flos Bedrolite rispetto ad una resina olio di CBD acquistato online?
Potrebbero esserci diverse risposte (una tabella comparativa è reperibile qui), ma quella da dare dopo questa analisi si potrebbe articolare così

  1. una resina realizzata in farmacia viene venduta (quasi)completamente decarbossilata, quindi con un titolo reale di CBD attivo (e non CBDa).
  2. su internet è possibile reperire estratti in cui si è convinti contengono solo CBD “attivo” e non CBDa (tralasciando il fatto che una analisi della FDA americana ha mostrano come spesso il quantitativo dichiarato NON corrisponde a quello reale)
  3. i Medici/pazienti si trovano, magari, ad usare dosaggi teorici correttamente calcolati, ma che non danno i risultati sperati dato che somministrano prodotti contenenti dosi inferiori
  4. il costo/terapia tra una resina realizzata in farmacia e una acquistata online, non è molto diverso (inoltre i farmaci galenici sono detraibili come medicinali), considerando che 400mg di CBD da Bedrolite costano 150€ e sono contenuti in 5 grammi di un “famoso” prodotto che costa 166€/grammo (500€ / 3).

Un’altra importantissima informazione nell’acquisto di olio di CBD è sapere la metodica utilizzata per determinare la concentrazione % di CBD.
Avendo chiaro che il CBDA NON è CBD, ci sono metodiche strumentali che forniscono dati utilizzati in maniera falsata:, mentre altre in maniera corretta

  • gascromatografia: se in un campione è presente sia CBDA (es. 10%) che CBD (20%), l’analisi risulterà con 0% CBD e 30% CBD (ossia la somma).
  • HPLC: se in un campione è presente sia CBDA (es. 10%) che CBD (20%), l’analisi risulterà corretta, ossia con 10% CBD e 20% CBD.
  • TLC: v. sopra.

Accertatevi sempre del metodo utilizzato dalla Azienda per determinare la concentrazione!

Attenzione quindi ai costi nascosti: la certezza di quello che si sta assumendo è fondamentale, a maggior ragione quando i pazienti sono pediatrici o molto anziani.

A richiesta, una tabella comparativa  sull’olio di CBD e i costi nascosi verrà presto pubblicata.

http://eiha.org/media/2014/10/15-10-26-PR-THC-levels-in-hemp-food.pdf

Il cannabidiolo cannabis supporta trattamento delle fratture ossee

20/07/2015 – Stanislav Mihulka

 
Detail květenství samičí rostliny konopíPianta Femminile della canapa
La cannabis sta diventando una delle principali fonti di droghe
  Ha effetti terapeutici della cannabis non è così sconvolgente. E ‘utilizzato per esempio nel trattamento del Parkinson, la sclerosi multipla o il cancro. Tuttavia, ancora in grado di stupire. Gli esperti di Tel Aviv University e dell’Università di Gerusalemme hanno recentemente scoperto una nuova possibile applicazione della cannabis in medicina E ‘stato dimostrato che la somministrazione di cannabinoidi dalla cannabis nepsychotropního -. Cannabidiolo (CBD) promuove in modo significativo il trattamento di fratture ossee Ciò è stato confermato da studi su ratti con fratture simulate del femore.
 Lo stesso gruppo di ricerca ha recentemente scoperto che i cosiddetti recettori dei cannabinoidi nel corpo degli animali hanno un’influenza fondamentale su una serie di funzioni vitali, sono anche coinvolti nella formazione ossea e di inibire la degradazione. Forse con il tempo vedremo farmaco per promuovere cannabinoidi basate crescita ossea.
 Fonte:American Friends of Tel Aviv University, Journal of Bone and Mineral Research Amici americani di Tel Aviv, Journal of Bone and Mineral Research

La cannabis può attenuare la celiachia: uno studio lo dimostra

Negli stati dove la marijuana a uso terapeutico è consentita, la sostanza è già utilizzata dai celiaci contro i disturbi intestinali. Una ricerca dell’Università di Teramo ne dimostra i benefici.

La celiachia può avere degli effetti devastanti per il corpo di chi ne soffre, ma uno studio italiano realizzato nel 2013 afferma che c’è un metodo naturale in grado di attenuarli, se non addirittura di farli scomparire del tutto: la cannabis. Per questo è importante che anche i celiaci si informino sull’utilizzo di questa sostanza a fini terapeutici, come già avviene in altri paesi. Ma attenzione: non stiamo parlando di fumare l’erba (in questo caso si tratta di uso di droga, da condannare), bensì di utilizzare questa pianta in ambito medico per estrarre alcuni principi attivi che possono fare bene senza gli effetti collaterali del fumo.

Lo studio italiano: la cannabis cura la celiachia

Il glutine, elemento molto comune nella dieta occidentale, come sappiamo non è tollerato dai soggetti affetti da celiachia, che non sono in grado di digerirlo e dunque hanno dei gravi disturbi intestinali anche in caso ne ingeriscano accidentalmente una piccolissima quantità. Ma fortunatamente, la marijuana in queste occasioni potrebbe venire in aiuto: uno studio pubblicato a gennaio 2013 nella rivista scientifica Plos One afferma che la cannabis può giocare un ruolo fondamentale nell’attenuare i sintomi della celiachia. La ricerca è stata condotta dall’Università di Teramo e ha coinvolto alcuni pazienti celiaci sottoposti a biopsia intestinale per verificare i sintomi infiammatori della celiachia dopo avere ingerito glutine. Ma alcune di queste persone avevano fatto uso di cannabis.

I risultati hanno dimostrato che la presenza di cannabis nel corpo attenuava i sintomi della celiachia in maniera molto più efficace rispetto ai celiaci che da 12 mesi seguivano una dieta completamente priva di glutine. Questo ha permesso ai ricercatori di giungere alla consapevolezza del potenziale curativo dei cannabinoidi nelle persone celiache.

Le testimonianze dei celiaci che fanno uso di cannabis: ‘Mi sono curato’

«Ho fatto uso di cannabis per sei mesi consecutivi, e i miei sintomi della celiachia sono completamente svaniti», aggiunge Matteo Distefano, tra i pazienti che si sono sottoposti alla ricerca. «Il beneficio si è infatti esteso ai miei disturbi permanenti: mi sono sottoposto a esami endoscopici e questi hanno dimostrato che la mia anemia e la mia carenza di proteine, ferro e calcio erano scomparsi. In sostanza, mi ero curato».

Importante è anche la testimonianza di Jessica Deno, che nel suo blog “Vita di un celiaco” ha scritto un articolo proprio sulle molteplici ragioni per cui i celiaci dovrebbero utilizzare la cannabis (clicca qui per leggere l’originale in inglese): «La marijuana – dice Jessica – rilassa le contrazioni dei muscoli in caso ingeriamo glutine, riducendo sia i dolori intestinali che la secrezione di liquidi nell’intestino che porta alla diarrea (uno dei sintomi più severi della celiachia). Inoltre aumenta il nostro appetito e riduce l’incapacità dei celiaci di assorbire nutrienti dal cibo che mangiano».

Le varietà di cannabis adatte ai celiaci

In alcuni paesi dove l’utilizzo di marijuana a uso terapeutico è consentito, come la California, in effetti la cannabis è già utilizzata come sostanza rilassante dei muscoli anche per i pazienti celiaci. In particolare, il sito web del Medical Marijuana Strains indica la specie dell’Arizonan Western Light Purp come specifica per la celiachia. Ma in generale le varietà di Indica come Auntie Em, Blackberry, Black Domina, Bluberry, Chemo, Blue Fruit, G13, Mandala No. 1, Purple Kush, Ultimate Indica, Santa Maria, or Super Silver Hazethat sono raccomandate per tutti i disturbi intestinali. Ora la sfida è ottenere prodotti specifici a base di cannabis anche in Italia, dato che il suo uso terapeutico è legale nel nostro paese, affinché i celiaci non si rivolgano al mercato nero come purtroppo già avviene in diversi stati degli Usa, dove questa consapevolezza è più diffusa.

Alberto Giuliani

 

da http://www.infoceliachia.com/197/la-cannabis-puo-attenuare-la-celiachia-uno-studio-lo-dimostra.html

CANAPA, COSMESI E TRATTAMENTI NELLE NUOVE SPA

Grandi ed attrezzate Spa con Centri Benessere stanno nascendo in tutto il mondo ed offrono massaggi e trattamenti anche all’olio di cannabis sativa ed alla crema ottenuta dalla canapa. Si tratta – a detta degli esperti – di un elemento naturale che deve essere necessariamente conosciuto e studiato approfondendone la sperimentazione per ricavarne tutte le informazioni ed applicazioni utili.

 

Si chiamano “Cannabis-Spa” e stando a quanto riporta l’Agenzia Ansa si tratta di un vero e proprio must che prende sempre più piede in America ed in alcuni paesi del vecchio continente.

L’olio di semi di canapa è utile? La presenza di calcio, ferro, fosforo, magnesio e potassio, il corretto rapporto tra Omega 3 ed Omega 6, la presenza di Vitamina A, Vitamina E, Vitamina C, già basterebbero a renderne evidenti le virtù curative. Abbiamo dimenticato le Vitamine B1 e B2 definite dalla medicina “fondamentali per il metabolismo dei grassi e delle proteine”ed amiche del fegato perché convertono i carboidrati in glucosio, il carburante dell’organismo.

Sfruttando le virtù dei semi di canapa sono stati studiati e messi in pratica trattamenti antinfiammatori e rilassanti.
Dalla Canapa si producono prodotti Bio ed Antiage, non è una novità, se ne parla già da diversi anni su riviste specializzate e nella medicina alternativa, ma adesso che la Toscana ha dato il via alla coltivazione per uso terapeutico, produzione che avverrà a Firenze ad opera e sotto il controllo dell’Istituto Farmaceutico Militare dello Stato, anche in Italia tutte le possibilità ed opportunità di sfruttamento in campo medico e cosmetico assumono maggiore rilievo ed attenzione.

Grandi ed attrezzate Spa con Centri Benessere stanno nascendo in tutto il mondo ed offrono massaggi e trattamenti anche all’olio di cannabis sativa ed alla crema ottenuta dalla canapa.
Si tratta – a detta degli esperti – di un elemento naturale che deve essere necessariamente conosciuto e studiato approfondendone la sperimentazione per ricavarne tutte le informazioni ed applicazioni utili.

 

DA “CONTRO” A UTILIZZATRICE DI OLIO DI CANAPA: IL PARERE DELLA DOTTORESSA

10° *** Pill Information ***

 

La dottoressa Antonella Chiechi, medico chirurgo specialista in endocrinologia, ci racconta le proprietà benefiche dell’olio che si ottiene dalla spremitura a freddo dei semi di canapa senza THC:

– Che cosa ha scoperto?
Dopo l’iniziale incredulità ho scoperto che l’olio di canapa da molto benefici rispetto a qualsiasi olio comunemente utilizzato in cucina. Se assunto con continuità migliora il metabolismo basale, aiuta a rafforzare il sistema immunitario e indirettamente a combattere alcune patologie infiammatorie del sistema respiratorio: in generale fortifica contro gli stimoli aggressivi che possono arrivare dall’esterno. Nel mio lavoro lo consiglio ai pazienti che hanno problemi con il colesterolo alto. Nei casi lievi, dove non ci sono particolari patologie associate, il colesterolo si abbassa dopo alcuni mesi di somministrazione. Inoltre può essere usato anche localmente come un unguento antinfiammatorio in caso di arrossamenti cutanei, basta applicarlo localmente e massaggiare la parte interessata. Inoltre ha un’importante funzione protettiva sul cuore dopo un danno, ad esempio un infarto.

– A chi lo consiglia?
A tutti. Per tutte le sue proprietà, come la proporzione ideali di grassi Omega-3 e Omega-6 presenti, può essere considerato un “vaccino” nutrizionale, nel senso che ha tutti i benefici di un alimento protettivo se inserito nella dieta quotidiana.

– Come va assunto?
L’ideale è un cucchiaino al giorno, assunto la mattina, a stomaco vuoto.
Se si deve “aggredire” un problema come ad esempio il colesterolo alto, o rafforzare il sistema immunitario, per un mese si può prendere un cucchiaio grande per poi tornare al cucchiaino. Si può consumare comunque anche sul pane o per condire gli alimenti: il sapore nocciolato lo rende delicato e gradevole al palato.

Mario Catania.

Studi scientifici per le applicazioni antibatteriche della canapa

Nel settore della canapa industriale, EnviroTextiles è un’azienda con sede in Colorado fondata e presieduta da una donna italiana, Barbara Filippone.

In questo articolo abbiamo parlato dei tessuti di canapa con proprietà antibatteriche prodotti da quest’azienda. Vediamo ora quali sono le caratteristiche biochimiche della cannabis sativa che ne permettono le applicazioni antibatteriche e antifungine. Per far questo sintetizziamo uno studio congiunto del Dipartimento di Scienze Chimiche, Alimentari, Farmaceutiche e Farmacologiche dell’Università del Piemonte Orientale, del Consorzio per lo Studio dei Metaboliti Secondari di Cagliari e della School of Pharmacy dell’Università di Londra. La ricerca è stata pubblicata sul Journal of Natural Products, rivista di chimica delle sostanze organiche naturali edita dalla American Society of Pharmacognosy e dalla American Chemical Society. Il suo titolo è Antibacterial Cannabinoids from Cannabis sativa: A Structure-Activity Study. Il materiale per le sperimentazioni è stato fornito dal CRA-CIN, Centro di Ricerca per le Colture Industriali di Rovigo.

Questa ricerca offre prove che i cannabinoidi presenti nella fibra di canapa riducono la biodisponibilità cellulare aumentando l’impermeabilità della membrana delle cellule stesse. Come risultato, i cannabinoidi evitano la formazione di substrati utili ai più comuni meccanismi chimici di resistenza ai normali agenti antibatteriologici. Questa proprietà biochimica rende le fibre delle varietà industriali di canapa sativa utili per la realizzazione di supporti antibatterici, come ad esempio i tessuti speciali per utilizzi ospedalieri.

L’alta concentrazione di cannabinoidi non psicoattivi in molte varietà di cannabis sativa rende facilmente disponibili agenti antibatterici in grado di fronteggiare la resistenza ai farmaci dello Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA) e di altri batteri patogeni. La scoperta di questa azione dei cannabinoidi è molto importante in un momento in cui il batterio MRSA si sta rapidamente espandendo e sta causando nei soli Stati Uniti più vittime dell’AIDS. Nello stesso studio i ricercatori prevedono nuove ricerche per valutare l’efficacia dei cannabinoidi nella riduzione dell’attacco alla pelle umana da parte dello Stafilococco MRSA, che sta oggi sviluppando una resistenza all’antibiotico Mupirocin finora considerato il farmaco standard utilizzato per questa patologia.

Un’ulteriore conseguenza delle ricerche sulle proprietà antibatteriche dei cannabinoidi presenti nella canapa è la possibilità di realizzare cosmetici e prodotti per l’igiene personale privi di conservanti e antibatterici sintetici. Questi ultimi vengono oggi considerati potenzialmente dannosi per l’ambiente e per la salute, mentre una mistura semipurificata di cannabinoidi risulterebbe sicura, efficace, economica e biodegradabile.

Stefano Mariani

Canapa, carote e patate…Non è una filastrocca, ma la carrozzeria delle auto del futuro

Dalla carota alle patate, passando per l’imprescindibile canapa: è la ricetta, gustosa, dell’azienda leader nella componentistica Johnson Controls per creare le automobili del futuro.

Dopo aver annunciato di aver messo a punto una nuova tecnologia di stampaggio plastico, che include fibre vegetali nel compostaggio dei pezzi delle automobili, hanno spiegato come questi materiali ridurrebbero il peso del 40%, rendendo le auto più resistenti del 30% rispetto alle normali carrozzerie in metallo.

Come riferisce la rivista Green Energy Journal alcuni pezzi per i costruttori di auto sono già disponibili: nuovi pannelli porta realizzati con la tecnologia di stampaggio ibrido CHyM (Compression Hybrid Molding) che unisce le fibre vegetali alle resine ad alta resistenza. Utilizzando come materiale di base alcuni prodotti vegetali (canapa, amido di mais, tapioca, patate) si possono produrre differenti bioplastiche adattabili a diverse parti del veicolo, tagliando le emissioni di CO2.

bioracer

Non sono materiali inediti, soprattutto se si parla di automobili. Si può trovare la canapa in auto prodotte da Audi, BMW, Ford, GM, Chrysler, Mercedes, Lotus e Honda, tra gli altri. Auto elettriche come la BMW i3 fanno molto affidamento su questo materiale col quale sono realizzate le portiere che risultano più leggere del 10% rispetto a quelle realizzate con materiali tradizionali.

E oltre ad una bolide da Formula 3 (nella foto) con volante in carote e carrozzeria in patate costruita dall’Università di Warwick in Gran Bretagna e alla Kestrel, auto ecologica in canapa costruita dalla Motive Industries, la paternità della prima vera auto ecologica appartiene ad Henry Ford che nel lontano 1941 ultimò la Hemp Body Car, un prototipo di automobile realizzato interamente con un materiale plastico ottenuto dalla canapa.

CANAPA VS HITLER: COME LA CANNABIS HA AIUTATO L’AMERICA A VINCERE LA SECONDA GUERRA MONDIALE

Settantasette anni fa, circa il 95% dell’elettorato tedesco usciva dalle urne, decretando la vittoria di Adolf Hitler con 28 milioni di voti (il 90% del totale). Da cancelliere a Führer, Hitler ottenne il potere assoluto, per volontà del popolo, dando vita ai primi accordi con Italia e Giappone. Otto anni più tardi, iniziati gli scontri con le potenze dell’asse, il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti d’America rilasciò uno dei peggiori film di propaganda bellica della storia. Per relegare i fascisti all’oblio, sosteneva la bobina, avremmo dovuto munirci in gran quantità di Cannabis sativa L. E in fretta pure.
Nel 1939, con l’inizio della seconda guerra mondiale, il Giappone tagliò fuori gli americani dai rifornimenti di canapa filippina e juta indiana. Per il 1942, le forniture di guerra si erano quasi esaurite. L’appello “Canapa per la vittoria” diventò una necessità. L’America aveva bisogno di corde per i cavi da rimorchio delle navi, nastri per i paracadute e lacci per le scarpe! Per avvalersi di una piantagione di successo, si cominciarono a raccogliere informazioni su tecniche di raccolta e immagazzinamento, equipaggiamento e legatura corde.
Furono i 15 minuti di gloria degli agricoltori americani: provare il proprio patriottismo attraverso la lussureggiante pratica della raccolta di canapa industriale. La cosa richiese un apprezzabile aumento della produzione, ed entro il 1943, la coltivazione coprì 50.000 ettari, contro i 14.000 acri del 1942.

Il bollo dei produttori di Marijuana

Il filmato si apre con una panoramica di alcune rovine greche, “Molto tempo fa”, inizia un qualche narratore/nonno, “quando gli antichi templi greci erano ancora nuovi, la canapa era già al servizio dell’uomo, e da molto tempo”. In arabo antico, tela e cannabis condividevano la medesima parola. Nell’antica Cina la canapa veniva usata per il cordame, e durante la corsa all’ovest, in America, i carri per il trasporto erano ricoperti con teli di canapa.
Questo perché il gambo fibroso di questi particolari, e non psicotropi, ceppi di Cannabis sativa L. sono davvero sorprendenti. Oltre ad essere incredibilmente durevole, con fibre più lunghe, forti, permeabili e resistenti alla muffa del cotone, la canapa ha bisogno di pochi pesticidi, può essere coltivata in un’infinità di terreni e in genere può produrre dalle 3 alle 8 tonnellate di fibra essiccata per acro, quattro volte tanto quello che una foresta boreale media è in grado di produrre.
Per ovvi motivi, possesso e trasporto di Marijuana sono argomento penale dal 1937. E nonostante il fatto che l’uso di canapa non possa neanche lontanamente portarti ad essere strafatto, la sua parentela con ciò che può farlo l’ha trasformata in materiale illegale. L’America è l’unica nazione industrializzata che non consente la produzione di canapa industriale.

Pianta la Cannabis e combatti i fascisti

Durante la Seconda Guerra mondiale però, hanno fatto un’eccezione, come al solito, per garantire il massimo rendimento delle forze militari. Negli ospedali del Nord, durante la Guerra Civile, come antidolorifici venivano somministrati liberamente morfina e oppio; innumerevoli veterani che cominciarono ad usare sostanze stupefacenti per legittimi scopi medicinali, ne rimasero dipendenti. Durante la guerra del Vietnam, molti americani sperimentarono oltreoceano l’uso di eroina, rimanendone dipendenti una volta tornati a casa. Nella primavera del 1986, l’amministrazione Reagan rivelò un memorandum di tre pagine che ammetteva il coinvolgimento della CIA nel traffico di cocaina in Nicaragua durante la guerra dei Contras. Gli interessi militari statunitensi nel conflitto afgano, stanno combattendo una macchina da guerra finanziata dal commercio di oppio.
Canapa per la Vittoria, fattoni a parte, è la testimonianza di un concetto di legalità come privilegio di guerra.

fonte:  http://www.viceland.com